Categorie

Quasi un paesaggio

Aldo Mozzini

Data

29.10.2022 - 26.02.2023

Ora

17:30

Luogo

Spazio 5B
Via Carlo Salvioni, Bellinzona, Svizzera
  • MAGGIORI INFORMAZIONI:

    Vernissage sabato 29 ottobre dalle 17.30
    Visitabile su appuntamento
    info@spazio5b.ch

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Usare materiali semplici per costruire discorsi complessi sugli spazi urbani

Viviamo in mezzo all’architettura. Case, palazzi, strade, piazze, centri commerciali, scuole, chiese, stazioni ferroviarie, ponti, campi sportivi, …

Eppure, forse perché onnipresente o forse perché è una realtà che quasi sempre ci è imposta, che subiamo senza avere alcuna voce in capitolo nel deciderne i contenuti e le forme o le funzioni, l’architettura risulta essere per molti di noi una presenza invisibile, qualcosa che c’è ma che non vediamo, la cui importanza e i cui effetti sulla nostra vita individuale e sociale ci sfuggono, un po’ come l’acqua per i pesci secondo la celebre storiella raccontata agli studenti del Kenyon College dallo scrittore David Foster Wallace[1].

La mostra quasi un paesaggio realizzata da Aldo Mozzini per lo spazio5b è costituita da istallazioni e da disegni che affrontano dei temi riguardanti gli spazi urbani. L’artista ha ricostruito delle situazioni architettoniche specifiche, con le quali indaga le caratteristiche e le funzioni del nostro tessuto urbano, mettendone in risalto i riferimenti culturali, economici e politici dominanti; il tutto non senza un po’ di umorismo e autoironia, e utilizzando, a volte, l’arma della caricatura.

Con i suoi lavori, Aldo Mozzini ci invita a interrogare il contesto architettonico entro cui la nostra vita si svolge, ad analizzarlo anche criticamente e a riconoscere i valori o i disvalori sui quali poggia[2].

Le istallazioni proposte dall’artista sono state costruite usando dei materiali semplici e di scarto (pezzi di legno, cartoni, stoffe, plastiche, vecchie finestre, ecc.). Ciò riflette l’interesse dell’artista per questi materiali, per la storia che essi raccontano e per la scelta di basare l’attività artistica sul riutilizzo di materiali già usati. Ma ciò che interessa l’artista è anche – e forse soprattutto – da ricercare nel potenziale espressivo o poetico contenuto in questi materiali poveri e senza pretese, ossia nella possibilità che essi offrono di funzionare come un linguaggio (o come un medium, se si preferisce) con cui esprimere dei pensieri e dei giudizi sulla nostra realtà architettonica e sul modo con cui essa agisce sulle nostre condizioni di vita.

Luca Berla, responsabile dello spazio5b

[1] Nel 2008 lo scrittore David Foster Wallace tenne un discorso agli studenti del Kenyon College nel quale raccontò la seguente storiella: “Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di salute e dice: – Salve ragazzi, com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: – Che cavolo è l’acqua? -“

[2] Scrive, a proposito della funzione dell’arte, Umberto Eco: L’ arte “deve addestrarci permanentemente a rivedere ogni possibile giudizio sul mondo, e in più deve darci (ho bestemmiato) una certa gioia.”


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