Quanto di ciò che viviamo può davvero entrare in una storia? E che cosa accade quando la scrittura prova ad avvicinarsi all’esperienza, al corpo, alle pulsioni, a tutto ciò che in noi resiste a una spiegazione compiuta? A partire dal suo ultimo romanzo, Lina e il sasso (La nave di Teseo, 2026), Mauro Covacich riflette sul rapporto tra vita e racconto, tra ciò che accade e la forma che possiamo tentare di dargli. Attorno alla figura luminosa e misteriosa di Lina, bambina capace di spiazzare il mondo degli adulti, prende forma una storia attraversata da affetti, desideri, speranza e fragilità. Nel lavoro di Covacich, scrittore e performer, la parola letteraria non esaurisce mai del tutto l’esperienza: la avvicina, la interroga, ne trattiene alcune tracce, lasciando intatta una zona di opacità. Da qui nasce una domanda centrale per il tema di questa edizione: quale spazio occupa il silenzio nell’atto creativo della scrittura? E che cosa possono restituire altri codici – il teatro, la voce, la presenza scenica – quando il racconto incontra il proprio limite?
Un dialogo sulla scrittura come gesto di avvicinamento: non una risposta definitiva, ma un modo per sostare accanto a ciò che sfugge, là dove il racconto riconosce il proprio limite e continua, proprio per questo, a cercare una forma.
Modera l’incontro Roberto Falconi, critico letterario.
La conferenza fa parte di Oltre il muro: cinque ore, cinque sguardi, una piazza.