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Maggiori informazioni
Orari:
Aperto venerdì, sabato e domenica dalle 14:00 alle 18:00
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Costo / prevendita
CHF 6.00
- Pubblico Per tutti
- Accessibile con sedia a rotelle No
Data
- 13.03.2026 - 02.08.2026
- In corso...
Luogo
- MACT/CACT Museo e Centro d'Arte Contemporanea Ticino
- MACT/CACT, Via Tamaro, Bellinzona, Svizzera
HUMAN NATURE – Alex Hanimann
È dalla metà degli anni 1990, che l’opera di Alex Hanimann prende corpo nel panorama dell’arte svizzera.
Ed è proprio in questo preciso momento, che la scena internazionale degli anni 1980 si avvia verso la fine di un percorso, in cui anche la presenza svizzera aveva visto protagonisti come Gertsch, Disler, Cahn, Stalder, Fischli/Weiss, Federer, Walker e tanti altri operare al di fuori dei confini nazionali.
Alex Hanimann rientra a pieno titolo nella tradizione ma anche nella conseguenza di questo panorama, rappresentando in qualche modo quel momento storico di necessaria riqualifica linguistica degli anni Ottanta, fortemente caratterizzato da una notevole energia aggregativa e collettiva, tanto da fare pensare a questi ruggenti anni come a una sorta di ultima avanguardia connotata dalla formazione di intenti comuni: si pensi alla Transavanguardia o al movimento Die neue Wilden, che rappresentavano non solo una maniera di rileggere l’Espressionismo tedesco e i Fauves, ma, con al loro interno, anche altre contaminazioni.
L’artista di San Gallo appartiene a quella generazione di autori quasi orfani di un tempo che volge alla transizione e all’incertezza di una società altrettanto confusa e liquida, laddove la grammatica cambia forma e le specificità delle tecniche di produzione si assottigliano verso una trans-medialità, che annulla i criteri fino ad allora basati sul rapporto mezzo-significato, e marcando la contemporaneità, non già come la forza del presente, bensì come forma futuribile e futuristica dei nuovi linguaggi, nell’instante in cui si infiltrano le nuove tecnologie digitali nella produzione artistica globale.
Se la radici della sua pratica artistica affondano inizialmente nella pittura, ecco che Hanimann, quasi da subito, non si ferma davanti a questo mezzo stilistico, ma lo mette interamente in discussione, ibridandone i contenuti con il linguaggio scritto (peraltro anche retaggio della tradizione della grafica svizzera, di cui è un figlio), giocando piacevolmente con, appunto, i significati e i significanti, quasi la sua fosse un’arte a programma o un mazzo di carte, dove la lettura dell’immagine è al tempo stesso un puzzle e/o specchio di una società sempre più virtuale e decaratterizzata.
Questo tratto distintivo determina anche il suo approccio alla dimensione fotografica.
Da quell’archivio di immagini, fissate attraverso la lente durante gli ultimi vent’anni, l’artista estrae serie come “Wilderness”, “Driving as far as I can see”, “Maria”, in cui egli coniuga temi e forme in composizioni capaci di tradurre queste fondamenta del suo lavoro.
La prepotenza estetica delle nuove tecnologie virtuali e digitali faranno il resto, dentro cui l’artista incarna l’esigenza di creare finalmente una nuova piattaforma grammaticale e di discussione attorno all’arte nel suo rapporto con la forma, e dove gli elementi di una società consumistica vanno ad affievolire la consapevolezza tra l’assolutismo dell’arte e la banalità delle abbondanti rappresentazioni di un quotidiano, che di esse si nutre.
La ricerca ossessiva e maniacale di senso dietro le apparenze delle parole e/o della rappresentazione – ciò che contraddistingue il processo artistico di Alex Hanimann – sembra doversi ineluttabilmente concludere nel vuoto e nell’anonimato.
La mostra di Bellinzona, che si divide tra il Museo Villa dei Cedri e il MACT/CACT, è bicefala nell’affrontare due temi fondamentali all’interno della tradizione artistica: il paesaggio e la figura umana.
Non tanto come elementi descrittivi, quanto piuttosto quale impostazione filosofica sulla natura, che l’umano abita e da sempre arreda. Una natura finanche troppo contaminata dall’uomo, ch’egli ci presenta come una modalità di paesaggio.
HUMAN NATURE, che Hanimann vuole intendere come “natura humana”, e al contempo elemento corruttivo dell’uomo sulla natura, riassume questi due aspetti esistenziali e interdipendenti: uno non può, infatti, esistere e sussistere senza l’altro, laddove la natura ormai antropizzata accoglie l’uomo che con essa si confronta e si scontra. Entrambi sono ormai divenuti – nel bene e nel male – quasi prodotti, cui l’artificialità della società comunicazionista o le tecnologie artificiali attribuiscono una sorta di non-identità.
Se la natura incontaminata è il tassello mancante di questo suo approccio, anche la dimensione umana e la sua ridefinizione nella società meta-contemporanea si stagliano da una rappresentazione classica e antropocentrica, dando spazio a riflessioni attorno alla capacità del pubblico di discernimento tra realtà e finzione.
Nel tempo in cui il social networking sembra avere sostituito la vecchia socialità e un determinato approccio al “reale”, tutto passa lentamente attraverso un processo di astrazione, laddove la rappresentazione della figura umana e la sua dimensione esistenziale, ma anche civile, sociale e perfino sociopolitica, perdono il loro primato verso una sorta di robotismo, che induce a una riflessione sulla ridefinizione di identità o “genere”.
L’opera di Alex Hanimann è lucida nello svolgimento del tema sulla transitorietà tra società reale e politica, e nell’attribuzione – giusta o sbagliata – di nuove forme identitarie. La riflessione attorno a questi due elementi fondamentali della vita – l’uomo e la natura – si estende in generale a tutti gli ambiti del genere umano, non da ultimo quello delle responsabilità verso conoscenza e cognizione storiche.
Mario Casanova e Carole Haensler, Bellinzona, 2026.
Organizzatore
MACT/CACT Museo e Centro d’Arte Contemporanea Ticino in collaborazione con il Museo Villa dei Cedri Bellinzona
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