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SUMMARY:Pensare il dopo – Note per una geografia delle catastrofi
DESCRIPTION:I media diffondono quotidianamente immagini di distruzione e di abbandono.\nLe guerre portano con sé, oltre che un numero elevatissimo di vittime, una scia di macerie e una distruzione degli insediamenti, a volte totale, cui si affianca l’annullamento di quel particolare legame che le collettività tessono con i luoghi.\nAltri episodi distruttivi estremi sono legati alle catastrofi cosiddette ‘naturali’ con tragiche conseguenze sugli insediamenti e sulla vita quotidiana di chi vive in quei territori.\nNell’intervento di Claudio Ferrata le catastrofi sono invece presentate come l’incontro tra le cause geofisiche e un contesto sociale che sovente porta grandi responsabilità. D’altro canto, l’anniversario dei quarant’anni dall’incidente nucleare di Černobyl’ del 26 aprile 1986 permette di riflettere su un esempio di distruzione che ha inciso a lungo nella vita dell’essere umano e sul paesaggio, come testimoniano le immagini di Marco Cortesi, raccolte nel suo libro fotografico Whiteness in Černobyl’ (2024) e presentate in biblioteca.\nIntervengono: Claudio Ferrata, geografo, e Marco Cortesi, geografo e fotografo, membri del Comitato direttivo di GEA – associazione dei geografi.\nModera Paola Piffaretti, Biblioteca cantonale di Bellinzona.\n \n
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